Recensione di TVsurf

Allettato anche dal prezzo (119 euro) ho comprato questa media station (svizzera!) con decoder digitale incorporato e collegamento ethernet. Il sistema (un computer con processore dual core, con un giga di ram ampliabile fino a 4 e un sistema operativo proprietario su base linux) non è nuovissimo, è uscito l’anno scorso, ma non ha avuto grande diffusione, perciò faccio una mini recensione per chi volese chiarirsi le idee sulle sue prestazioni.

Le specifiche tecniche sono sul sito ufficiale, qui parlerò della mia esperienza nell’utilizzo.

Volevo qualcosa che mi permettesse di vedere il digitale terrestre, i contenuti sul web e quelli che ho su dischi esterni in un unico decoder: TVsurf lo fa.

Tutto ok con pendrive e dischi esterni, collegati via usb. Bene anche i contenuti sul web, grazie al motore di ricerca interno e ai numerosi elenchi di programmi “on demand” (più correttamente direi “pescati da internet”). I menù dei contenuti online non sono precisissimi, a volte riportano nomi estesi di file video, altre volte i sottomenù sono un po’ pleonastici, ma complessivamente ci si fa l’occhio e, più o meno, si trova tutto quello che si cerca. Digitale terrestre punto debole: non ci sono le informazioni dei canali, cosa che anche nei decoder più minimali è presente e (forse sono stato sfigato io) il collegamento scart col mio vecchio televisore crt non dà un’immagine particolarmente nitida (non ho provato l’uscita hdmi, immagino che quella dia risultati migliori).

Capitolo registrazioni: bene le registrazioni immediate, schiacci il tasto rec e il sitema parte, registrando per il tempo deciso nei settaggi (di base mi sembra 180 minuti). L’hard disk interno è da 160 giga, di roba ce ne sta.
Sulle registrazioni programmate ho qualche dubbio: bisogna passare per forza dall’EPG, che però non è esteso a tutti i canal, così per programmare la registrazione di un determinato evento bisogna cercarlo nel motore di ricerca, usando il telecomando come la tastiera di un cellulare (senza il t9). Si trova quasi tutto, ma, per esempio, per gli eventi sportivi non sono mai riuscito a fare programmazioni il giorno prima per l’indomani.

Lo slot per smart card frontale non so a cosa serva, forse per implementazioni successive.

Il collegamento a internet ha funzionato subito, in automatico (si vede il linux che ci sta sotto). In teoria si naviga in tutto il web, rileva il mouse ma non una tastiera, quindi per scrivere bisogna continuare a usare il telecomando.

Complessivamente pur essendo un sistema chiuso dove non si può smanettare (non ha un client torrent per esempio), dedicato soprattutto alla fruizione di contenuti in streaming (si trovano quasi tutti gli eventi sportivi che possono interessare un utente che non vada pazzo solo per lo hurling) e non impeccabile nello stile del sistema operativo (maniaci apple siete avvisati), è un aggeggio che può dare grandi soddisfazioni.

E’ come un bel film a basso budget, in certi punti sgangherato ma capace di diventare cult-movie.

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la faccia della soddisfazione del tatone

anche cristiano valli, universalmente conosciuto come il tatone ha finalmente prodotto il suo ghigno di gaudenza

cristiano

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it’s a new life

obama

il presidente degli stati uniti, vero addicted della faccia della soddisfazione, mi ha convinto a riprendere in mano le redini di questa lodevole iniziativa.

SI RICOMINCIA!

Grazie a Guido per il collage

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hei lettori, c’è la guerra!

piu-letti-24-marzo-11

eh era da un po’ che questo blog languiva, ci volevano i più letti del corriere per rianimarlo

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cominciare col piede giusto

piccola rinfrescata di memoria per i caporioni del freschissimo terzo polo (sul pd non spendo nemmeno una parola sennò sarebbe un florilegio di volgarità): questa è la più significativa traccia lasciata da gabriele albertini nei suoi due mandati come sindaco di milano.

albertini-ale ale

per chi non lo sapesse è la darsena, antico porto di milano, dove l’ex-sindaco-neo-candidato-sindaco ha autorizzato la realizzazione di uno dei numerosi parcheggi sotterranei mai fatti e lasciati lì (quando è andata bene) a metà.

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